LE RELIGIONI DI BELIAR
NOSTRA AETATE E LE ALTRE RELIGIONI
Il documento Nostra aetate è un documento molto particolare perché sembra davvero che si dica tutto e il contrario di tutto.
Cominciamo con una frase che dovrebbe, per chi difende il documento, togliere quasivoglia dubbio:
La Chiesa "è tenuta ad annunciare, il Cristo che è « via,
verità e vita » (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della
vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose.
"
Tralasciamo il termine "pienezza" che come detto in un'altra occasione è fortemente ingannevole, visto che la vita religiosa o è in Cristo o non è. Come in un codice binario non esiste una via di mezzo.
Ma supponiamo che il linguaggio della Nostra Aetate per non infastidire i non credenti vada bene.
Il periodo così estrapolato, sembrerebbe così chiaro che
benissimo potrebbe essere usato contro i detrattori dell'enciclica che ritengono quest'ultima un'apertura ad un indifferentismo religioso fuori ogni misura.
Indifferentismo, ricordiamolo, condannato dalla Chiesa fino al Concilio, in particolare nel Sillabo in maniera molto chiara.
Ma ritorniamo al documento N.A. il periodo successivo a quello suddetto recita:
"Essa perciò esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo
del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni
, sempre
rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana,
riconoscano, conservino
e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si
trovano in essi.
"
Adesso se qualcuno
nel testo nel
vede delle contraddizioni deve spiegare che tipo di
linearità riesce a trovarci durante la lettura.
Nel libro Unam Sanctam di Pasqualucci, lo stesso commenta così il periodo:
"Se
la 'fede e la vita cristiana' devono ora concorrere, con il 'dialogo', a
riconoscere ed anzi addirittura a far progredire i valori nei quali
credono coloro che dovrebbero convertirsi, allora cosa resta
dell'esigenza della conversione? E dell'autentica nozione di
'testimonianza' della propria fede con l'esempio della propria vita?"
Ma
si obietterà che l'inciso, così come la parte che precede il periodo,
chiaramente dicono di rendere testimonianza alla Verità cristiana.
Certo. Verissimo. Ma che senso ha l'esplicitazione di un concetto
veritiero se poi lo si contraddice immediatamente dopo e comunque nel
contesto?
Se
professare una (ir)religione conduce alla dannazione eterna che senso
ha parlare di qualcosa di buono in questa? (sempre che lo si trovi ).
Se
una patologia conduce alla morte può mai avere senso dire che in questa
ci sono degli elementi positivi? Che forse la peste o l'aids hanno
qualcosa di buono per il moribondo? Ovviamente si tratta di un assurdo che
contrasta con la logica della salvezza , in base alla quale il malato
deve immediatamente convertirsi per non correre il rischio di morire una
seconda volta dannandosi eternamente.
La realtà è che sembra che molte frasi contenute nei documenti conciliari, così come in questo in particolare non salvino il testo, al contrario costituiscano un lasciapassare per concetti quantomeno temerari e assurdi dal punto di vista dottrinario
Nei
link sottoindicati vi sono le palesi contraddizioni che si ritrovano
nel testo di Nostra Aetate confrontando le religioni islamica, buddista e
induista.