IL LINGUAGGIO DEL CONCILIO

LA METACOMUNICAZIONE

Se non si parla del tipo di linguaggio del Concilio Vaticano II, si è destinati a girare a vuoto all'infinito senza mai arrivare a nessuna conclusione.
In relazione a quanto si disquisirà su questo sito, val la pena ricordare un concetto essenziale che sta alla base di qualunque discorso che attiene alla comunicazione tra soggetti.
La bontà di un discorso si qualifica sia dalla coerenza del contenuto che dall'assenza di errori, di contraddizioni o di ambiguità.
Giusto per fare un esempio non ha senso che un dottore dica al paziente :
"Lei sta bene, però ha un tumore" o "lei ha il diabete, però mangi i dolci che vuole", si tratta evidentemente di assurdi logici e a nulla vale dire al paziente "guardi il contesto della frase" , perché è evidente che gli individui, generalmente, accettano i concetti e li fanno propri solo quando sono evidentemente coerenti e privi di contraddizioni.
Se questo vale in generale, a maggior ragione vale nei discorsi che attengono alla dottrina cristiana.
Gli argomenti che trattano di teologia devono essere cristallini.
Il lettore o l'ascoltatore devono recepire con chiarezza l'argomento a cui devono prestare l'assenso tramite la ragione, e questo in virtù del fatto che c'è di mezzo la salvezza eterna o la dannazione.
In nessun caso la mente deve far fatica ad ordinare i concetti che gli vengono esposti, la confusione nell'esposizione non deve appartenere né ai teologi né ai pastori.

Non a caso Nostro Signore imponeva ai discepoli un linguaggio essenziale :
"Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno."
ovviamente questo per evitare quasivoglia tipo di confusione.
Per utilizzare un linguaggio moderno potremmo dire che la mente dell'ascoltatore non deve andare in "crash."
Cosa che è avvenuto dopo il Concilio in maniera evidente.
Non a caso a distanza di decenni dal Concilio, contrapposte visioni, quella "tradizionalista" e quella progressista si affrontano senza vedere all'orizzonte un termine al conflitto nell'interpretazione dei testi.

Ci si potrebbe ostinare ancora nel dire che la dottrina del Concilio è chiara.
Chi lo sostiene però non vede o finge di non vedere i frutti che si stanno raccogliendo da decenni a questa parte.

Basti guardare allo stato confusionale in cui versa in maniera tragica la Chiesa di Nostro Signore  e nei paesi ( ex)cattolici quando  non  regna  incontrastato l'indifferentismo implicito, vi è relativismo, se non addirittura, sincretismo oltre ogni misura.      

Ritornando al discorso del linguaggio è  interessante parlare di un concetto noto in psicologia come metacomunicazione e questo per comprendere cosa avviene quando una comunicazione non si muove su di un livello ma su più  livelli contraddittori tra loro.


                            LA METACOMUNICAZIONE

La metacomunicazione (e qui citiamo wikipedia):
" è un livello di comunicazione più significativo della comunicazione, visto che è in grado di svuotarne i contenuti, o anche capovolgerli, in quanto cornice di riferimento.
Il contrasto tra comunicazione e metacomunicazione può portare a situazioni patologiche, per esempio quando se il soggetto ricevente:
- non è in grado di percepire la contraddizione e quindi cade in stato confusionale;
- percepisce la contraddizione ma non è in grado di risolvere ilconflitto che ne deriva
, come accade nelle relazioni familiari patologiche."


A mio modesto parere tutti i documenti conciliari  controversi hanno questa caratteristica, e non è necessario che chi lo attui conosca il concetto di metacomunicazione, lo può fare chiunque.
Qui non è la sede per stabilire la malizia di chi ha redatto i documenti, non è mai lecito al cristiano indagare sul foro interiore di nessuno, si prende atto solo della questione.
La domanda , che si pone adesso è:
"quante gocce di veleno servono per avvelenare un pozzo?"
Nel cristianesimo chi perde una verità di Fede, la fede la perde tutta.
Non si è credenti a 1/2 o a 3/4 , quindi per rispondere alla domanda retorica, di goccia di veleno per avvelenare un pozzo in questo caso ne basta una, quand'anche fossero mille gocce  la questione non cambia, si muore né più né meno che se la goccia fosse una.


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