LA LIBERTÀ DI RELIGIONE


                 LA DIGNITATIS HUMANAE

Per   comprendere la questione della
libertà religiosa, è fondamentale capire il significato che normalmente la nostra società attribuisce al termine libertà.
La libertà dei moderni è un concetto molto vasto che si può essenzialmente riassumere nell'assenza di coercizione , di pene o restrizioni (da parte di soggetti di potere) sull'individuo che sta legittimamente esercitando un proprio diritto o comunque un comportamento lecito.
In buona sostanza, nello stato moderno il titolare di un diritto ( soggettivo) non è punibile nel libero esercizio di questo.
La cosa appare ovvia, in quanto sarebbe un controsenso sanzionare l'esercizio di un diritto. Quello che è punibile,invece, nello stato di diritto è la trasgressione di legge. 
Nessuna persona di buon senso può, infatti, ritenere che si è liberi di violare la legge.
Piuttosto, spesso,  si ha la possibilità materiale di infrangerla, che è cosa ben diversa di avere il diritto di violarla.
Penso non  esista persona razionale che possa ritenere che si esercita la propria libertà  o si esercita lecitamente un diritto quando si infrange la legge, magari uccidendo o rubando o stuprando.

 
Nella dinamica della trasgressione e della conseguente sanzione,  val la pena considerare che le due vicende si svolgono ovviamente in due momenti :
1) in un primo momento il soggetto commette un illecito
2) in un secondo momento la società sanziona la trasgressione.

Il soggetto che ha commesso l'illecito, se non "delira", non può ritenere che è libero di commettere l'illecito solo perché i due momenti non  si susseguono a immediata distanza temporale, ovvero chi uccide non può ritenere che l'atto di togliere la vita sia un suo diritto solo perché la pena gli viene comminata dopo un lungo lasso di tempo.

E allo stesso modo nessuno  può pensare che sia lecito rifiutare Cristo solo perché la condanna  dell'inferno eterno gli viene dato dopo la morte.

Se esiste una pena (eterna) come si può parlare, dunque, di diritto?
È un'assurdità ovviamente e il Papa Gregorio XVI lo dice chiaramente nell'enciclica Mirari Vos .


"Da questa corrottissima sorgente dell’indifferentismo scaturisce quell’assurda ed erronea sentenza, o piuttosto delirio, che si debba ammettere e garantire a ciascuno la libertà di coscienza: errore velenosissimo, a cui apre il sentiero quella piena e smodata libertà di opinione che va sempre aumentando a danno della Chiesa e dello Stato, non mancando chi osa vantare con impudenza sfrontata provenire da siffatta licenza qualche vantaggio alla Religione. « Ma qual morte peggiore può darsi all’anima della libertà dell’errore?» esclamava Sant’Agostino [Ep. 166]. Tolto infatti ogni freno che tenga nelle vie della verità gli uomini già diretti al precipizio per la natura inclinata al male, potremmo dire con verità essersi aperto il « pozzo d’abisso» (Ap 9,3), dal quale San Giovanni vide salire tal fumo che il sole ne rimase oscurato, uscendone locuste innumerabili a devastare la terra. Conseguentemente si determina il cambiamento degli spiriti, la depravazione della gioventù, il disprezzo nel popolo delle cose sacre e delle leggi più sante: in una parola, la peste della società più di ogni altra esiziale, mentre l’esperienza di tutti i secoli, fin dalla più remota antichità, dimostra luminosamente che città fiorentissime per opulenza, potere e gloria per questo solo disordine, cioè per una eccessiva libertà di opinioni, per la licenza delle conventicole, per la smania di novità andarono infelicemente in rovina."



Tornando poi alla questione del diritto alla libertà religiosa, di che tipo di
diritto stiamo parlando? Del diritto naturale che discende dalla Legge Eterna e che quindi è impressa da Dio nel cuore dell'uomo o del diritto che proviene dall'istanza illuminista e antropocentrica?
Perché nel primo caso un diritto dato da Dio all'uomo che contiene in sè la possibilità lecita al'uomo di scegliere  l'avversario di Dio ovvero satana è un assurdo teologico oltre che logico.
L'assurdo è invece "accettabile" solo si ammette che l'uomo sta esercitando il suo diritto alla libertà illecitamente , e come detto sopra l'uso illecito di un diritto non può chiamarsi diritto.
La libertà, poi concepita da Nostro Signore è una libertà dal peccato, come 
può parlare la Dignitatis Humanae di libertà di professare qualunque religione, se non professando quella cattolica si cade nella schiavitù del peccato perché separati da Cristo e a Lui in opposizione?

"Chi non è con me è contro di me." (Matteo 12,30)
Se invece la libertà è concepita secondo l'istanza illuminista, siamo in un campo oltre chè profondamente anticristico anche che vede i diritti all'interno
di una dimensione intramondana, i diritti sono fini a loro stessi e non hanno nulla a che vedere con Dio, anzi sono solo espressioni di una ricerca di felicità antropocentrica. E, infatti, il dio degli illuministi è la proiezione dell'immagine che ognuno si fa del divino, non l'accettazione della Verità Rivelata.
Quando poi si parla di dignità umana ( nella Dignitatis Humanae) pare sinceramente che sia un ribaltamento improprio di prospettiva.
La dignità umana i figli di Dio l'acquistano obbedendo a  Dio, se ci determina contro di Lui  professando un irreligione la dignità la si perde.
Certo si potrebbe obiettare, per concludere il discorso, che la Dignitatis Humanae specifica che la libertà di cui si parla è l'assenza da coercizioni  di qualsivoglia soggetto in materia religiosa, a cui si devono aggiungere la proibizione delle conversioni forzate (cosa che tra l'altro la Chiesa ha sempre proibito vedasi la lettera "Quia sincera" di Gregorio I Magno, la  lettera  "Licet ex"di Alessandro II,la costituzione "Licet perfidia Iudaeorum" o semplicemente
il comportamento di Pio XII tenne per salvare gli ebrei ),  ma qui il problema è, come giustamente fa presente Mons. Gherardini nel suo testo Concilio Vaticano II, che la libertà   religiosa non   appare nei testi   conciliari come" un male  da tollerare",   ma   "un bene da tutelare"   e  questo, non   solo   apre le porte all'indifferentismo religioso, ma conseguentemente va a discapito della Verità che è necessaria per la salvezza dell'uomo, e cose c'è di più importante che evitare la condanna eterna per l'uomo?
Senza tener conto che solo Verità in Cristo è sostegno all'etica degli individui e senza Nostro Signore non vi è altro che utilitarismo personale che ovviamente va detrimento non solo del prossimo ma anche della società.
D'altra parte lo stato "laico" può certo pensarsi etico ( a suo dire) anche senza Cristo, ma non lo può dire senza sfidare la ragione che non può ritenere etico né l'aborto, né l'eutanasia, né i matrimoni tra sodomiti e via discorrendo.
Si è quindi, dopo il Concilio, creato il sentire comune che sia lecito scegliersi la religione che si vuole, cosa che certo si può materialmente fare ma illecitamente e non esercitando un diritto.
La differenza con il passato è abissale.
Chi prima del Concilio apostatava, sapeva di abbondonare la Chiesa illecitamente ed era ben consapevole della pena eterna che gravava su di lui e questo perché la dottrina era cristallina, adesso il fedele comune è soggetto a continui bombardamenti pastorali sui "fratelli" separati, sulle " ricchezze spirituali"  delle altre religioni, sul "pacifismo" dell'islam e sulle innumerevoli scuse che la Chiesa  doveva per le Crociate, per l'inquisizione  etc etc. e se si aggiunge  a tutto questo il documento Dignitatis Humanae, il danno è per molte anime quasi inevitabile.


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LA METACOMUNICAZIONE



La comunicazione , e questo è il secondo concetto di cui val la pena parlare, si può muovere benissimo su due livelli anche contraddittori .
La metacomunicazione (e qui citiamo wikipedia)" è un livello di comunicazione più significativo della comunicazione, visto che è in grado di svuotarne i contenuti, o anche capovolgerli, in quanto cornice di riferimento.
Il contrasto tra comunicazione e metacomunicazione può portare a situazioni patologiche, per esempio quando se il soggetto ricevente:
- non è in grado di percepire la contraddizione e quindi cade in stato confusionale;
- percepisce la contraddizione ma non è in grado di risolvere ilconflitto che ne deriva
, come accade nelle relazioni familiari patologiche."
A mio modesto parere tutti i documenti conciliari  controversi hanno questa caratteristica, e non è necessario che chi lo attui conosca il concetto di metacomunicazione, lo può fare chiunque.
Qui non è la sede per stabilire la malizia di chi ha redatto i documenti, non è mai lecito al cristiano indagare sul foro interiore di nessuno, si prende atto solo della questione.





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INDUISMO E BUDDISMO
SUGLI EBREI
SUI MUSULMANI